TERMOVALORIZZATORI:
UN SISTEMA
STUPIDO PER RISOLVERE UN PROBLEMA SEMPLICE.
Federico Valerio
Consigliere Nazionale Italia Nostra
Ricercatore presso l’Istituto Nazionale per la Ricerca
sul Cancro di Genova
Questa è la sintesi della mia lunga intervista che avrebbe dovuto andare in
onda il 14 Settembre su RAI 1, in un numero speciale di
Super-Quark dedicato all'incenerimento dei rifiuti, in cui Piero Angela
aveva garantito un adeguato spazio alle ragioni di chi non gradisce questa
opzione.
Per una singolare circostanza, il giorno prima della sua messa in onda,
un cambiamento di programma ha annullato la trasmissione e gli
italiani non avranno mai più la possibilità di capire per quali motivi c'è qualcuno
che ritiene essere una scelta assolutamente stupida quella che pensa di
risolvere con la termovalorizzazione i problemi creati dai rifiuti.
Infatti, come si può definire altrimenti la scelta che, per risolvere il
problema dell'ingombro di
giornali, imballaggi, fazzoletti di carta, bucce di patate e pannoloni,
li termovalorizza trasformandoli, da oggetti ingombranti e nel peggiore
dei casi maleodoranti, in composti altamente tossici?
E quale altro giudizio si può dare ad una tecnologia che per
cercare di neutralizzare la tossicità dei composti da lei stessa
prodotta, costringe a gestire complessi impianti di trattamento
fumi, il cui costo di installazione e gestione fa diventare la
termovalorizzazione, in assoluto, il più costoso sistema di trattamento dei
rifiuti urbani?
Peraltro, nonostante i sofisticati sistemi di disinquinamento dei
termovalorizzatori dell'ultima
generazione, dai camini non esce, come qualcuno crede, profumo di
limoni. In base alle dichiarazioni pubbliche del vice Commissario di Governo
per l'emergenza rifiuti della Campania, il costruendo termovalorizzatore di
Acerra "garantisce", per chi abita nelle zone di
ricaduta dei suoi fumi, qualcosa come 1.024 tonnellate all'anno di anidride solforosa,
acido cloridrico, polveri, ossidi di azoto ed una ventina di chili tra cadmio,
tallio e mercurio.
Per quanto riguarda le emissioni di diossine e furani, la quantità
giornaliera che il vice commissario di Governo per l'Emergenza
Rifiuti, Bonifiche e tutela delle acque della Regione Campania,
"garantisce " ai cittadini di Acerra e dintorni, è di 548
milioni di picogrammi, quanto basta per coprire la dose massima
giornaliera, giudicata tollerabile dall'Organizzazione Mondiale
della Sanità per tre milioni novecento quattordicimila e rotti soggetti
adulti.
Ma l'impatto ambientale dei tanto decantati termovalorizzatori
dell'ultima generazione non finisce qui. Molti degli inquinanti che
meravigliosi macchinari sottraggono ai fumi non spariscono certo per magia!
Rimangono intrappolati nelle cosidette polveri volanti o nei fanghi prodotti
dal lavaggio dei fumi. In altre parole, i termovalorizzatori oltre che
inquinanti aeriformi, producono rifiuti solidi altamente tossici che devono
essere smaltiti con le dovute cautele.
E non è un problema da poco, anche in termini finanziari.
I due tanto decantati inceneritori di Vienna, ogni anno spediscono 506
tonnellate di questi rifiuti da loro prodotti, nelle ex miniere di
salgemma di Heilbronn, a nord di Stoccarda, con un viaggio di oltre 500
chilometri. E in queste
stesse miniere finiscono, a caro prezzo, le polveri volanti dei termovalorizzatori
tedeschi, come pure quelle prodotte dal termovalorizzatore di Brescia!
La stupidità della scelta che in modo massiccio si vuole imporre, anche
con la forza, agli italiani è che i termovalorizzatori neanche riescono a far a
meno delle discariche.
Dopo la termovalorizzazione, dal 20 al 30% in peso di quello che entra
nell'impianto lo si trova, sotto forma di scorie e ceneri pesanti, tutt'altro
che inerti come si vuol far credere, con l'aggravante che metalli e diossine,
ancora presenti in queste ceneri, risultano più solubili e biodisponibili dei
metalli e delle diossine che si trovavano nei rifiuti prima della
termovalorizzazione.
La stupidità della termovalorizzazione a tutti i costi è che
esistono altri metodi, non solo accettati dalla popolazione, ma anche più
economici, meno energivori, intrinsecamente a minore impatto ambientale,
idonei a risolvere il problema rifiuti e questi metodi sono il riuso, il
riciclaggio, il compostaggio, l'ossidazione biologica.
Ancora migliori, dal punto di vista ambientale, economico ed energetico sono le
politiche che inducono una minore produzione di rifiuti, come il compostaggio
domestico e la reintroduzione del vuoto a rendere. Ognuno di voi faccia mente
locale a quanta posta indesiderata ha trovato questa settimana nella propria
casella postale, per valutare gli effetti di una semplice norma che
vietasse la pubblicità a domicilio, o sul parabrezza delle auto,
peraltro pratiche giudicate poco efficaci anche da parte degli stessi
pubblicitari!
La richiesta di privilegiare queste scelte, prima di pensare a qualunque
termovalorizzatore, non è solo da parte di alcune minoranze disinformate,
come in Italia si vuol far credere. E' la scelta che gran parte dell'Europa ha
avviato da tempo, ma ancor più, queste sono le scelte di una Nazione che non a caso, non
viene mai citata dagli amici dei termovalorizzatori: gli Stati Uniti.
In questo paese, grazie ad opportune scelte politiche, la produzione
procapite di rifiuti si è ridotta , in dieci anni, del 19 % ed è ormai stabile
da diversi anni; il 32% di tutti i rifiuti prodotti negli States è riciclato o
compostato e l'incenerimento è passato dal 30,6 % degli anni '60,
all'attuale 15,9 %.
Questo forte calo non è casuale.
La crisi degli inceneritori negli USA è cominciata quando gli Stati
Federali, uno dopo l'altro, hanno deciso di non sovvenzionare
l'elettricità prodotta dai termovalorizzatori. Questo ha comportato l'annullamento
dei progetti di oltre duecento nuovi termovalorizzatori e la chiusura di
numerosi altri impianti, diventati improvvisamente troppo costosi.
La crisi dei
termovalorizzatori negli USA ha costretto le multinazionali dei rifiuti a
trovare mercati più facili nel terzo mondo e l'Italia , che offre generose
sovvenzioni ed agevolazioni di ogni genere, a chi realizza
termovalorizzatori, è diventata terra di conquista.