“PER UN CORRETTO SMALTIMENTO
DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI (RSU)
NELLA PROVINCIA DI COSENZA”
Castrovillari 1 settembre 2005
Premessa
Il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU) e della depurazione delle acque in Calabria sta diventando sempre più grave, malgrado e forse proprio anche a motivo del lunghissimo commissariamento (circa 7 anni) cui la nostra regione è stata ed è tuttora assoggettata.
L'operato dell'Ufficio del Commissario ha da sempre manifestato l'incapacità ad affrontare e risolvere il problema rifiuti e depurazione in un'ottica propositiva e concertativa, anziché impositiva e vessatoria.
Relativamente al problema rifiuti, nella nostra regione si cercano di imporre soluzioni che sarebbero, forse, già difficilmente ipotizzabili in aree ad altissima densità abitativa e con alta produzione di rifiuti pro-capite, mentre, al contrario, la realtà della Calabria, è quella di una bassa densità abitativa e bassa produzione di rifiuti pro-capite. Così, per costruire megaimpianti (economicamente più convenienti solo per il gestore privato), si programmano, per i rifiuti, trasporti di centinaia di chilometri, pur sapendo che proprio la lunghezza dei viaggi, oltre ad essere un costo per i Comuni, moltiplica il rischio di infiltrazioni malavitose. Si vuole incenerire dove l'economia è basata sullo sviluppo turistico ed agro-alimentare, mentre risultano praticamente assenti gli interventi di programmazione per una seria raccolta differenziata, cioè porta-a-porta, con le relative filiere di smaltimento e di riutilizzo della materia seconda. E tutto questo in spregio al buon senso, oltre che alle leggi vigenti.
Non si può inoltre non sottolineare come quella dello smaltimento dei rifiuti, contrassegnata da una potente spinta all'incenerimento, rientri nella più ampia problematica del Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) che, sotto l'etichetta della “funzione Paese”, rappresenta in realtà una nuova forma di sfruttamento della nostra Regione e un attacco al suo reale e duraturo sviluppo economico ed occupazionale. Il rischio, grave e concreto, è quello di danneggiare irreparabilmente le risorse ambientali esistenti, patrimonio vero della Calabria, ancorché tuttora poco e male utilizzato. E questo mettendo per di più a rischio la salute e la sicurezza sociale delle popolazioni interessate.
La risposta al problema dello smaltimento dei RSU non può che prevedere soluzioni che nascano dalla conoscenza del territorio, della sua orografia, viabilità, densità abitativa, dislocazione dei centri urbani, tipologia dei rifiuti, attraverso una logica concertativa che preveda il coinvolgimento delle popolazioni.
La scelta delle metodologie organizzative e delle strutture impiantistiche diventa in tal modo conseguente e condivisibile, anziché essere una opzione esterna, estranea, antitetica agli interessi dei territori considerati.
Per quanto riguarda invece la depurazione delle acque, l'ennesima disastrosa stagione turistica, caratterizzata dalle proteste dei turisti e delle popolazioni locali per la qualità delle acque di balneazione, i rischi e i guasti sanitari, le inchieste ed i provvedimenti spesso clamorosi della Magistratura, relative alla rete dei depuratori su tutto il territorio regionale, i durissimi rilievi espressi dalla Corte dei Conti, segnalano come l'emergenza ambientale nella nostra regione sia considerata da molti più un'occasione di indebito arricchimento, piuttosto che una situazione da risanare.
E' necessario e urgente anzitutto l'immediato termine del regime commissariale con il passaggio delle competenze alle Amministrazioni regionali e provinciali, che, da parte loro, non possono ulteriormente eludere e dilazionare questa assunzione di responsabilità, né possono continuare a fare “orecchio da mercante” alle richieste e necessità delle popolazioni amministrate.
Il Forum delle Associazioni e Comitati ambientalisti, riunitosi a Castrovillari il I° settembre 2005, si dichiara pertanto preoccupato per il rischio che interessi politico-affaristici, sostenuti e protetti dalla criminalità organizzata, possano non solo essere rappresentati, ma addirittura prevalere rispetto a quelli, reali e legittimi, delle popolazioni calabresi.
Lo stesso Forum ritiene che troppo spesso le Istituzioni politiche non si siano fatte carico delle responsabilità connesse al mandato ricevuto, non tutelando efficacemente gli interessi delle popolazioni amministrate, rifiutando o eludendo, inoltre, la necessaria concertazione con le forze sociali, tra cui Associazioni e Comitati, portatori di proposte concrete e funzionali alla soluzione del complessivo problema dell'emergenza ambientale.
Associazioni e Comitati avanzano pertanto le proposte di seguito riportate, per altro già più volte sottoposte a esponenti delle Istituzioni (e da questi ultimi sottoscritte in diverse occasioni), ma che non hanno purtroppo avuto il seguito atteso.
Tali proposte, pur essendo applicabili su tutto il territorio regionale, rivestono particolare importanza per il cosiddetto “Sistema Calabria Nord”, che coincide, in pratica, quasi interamente con il territorio della provincia di Cosenza, dove l'implementazione del Piano regionale non è in pratica partita, per le forti opposizioni popolari incontrate un po' dappertutto. Ora questo ritardo può diventare risorsa, se si imbocca la strada della concertazione e degli interessi delle popolazioni, con la stesura di un nuovo Piano provinciale che contrasti finalmente gli interessi dei gruppi politico-affaristici che “spingono” fortemente per l'incenerimento.
Il primo passo, propedeutico e imprescindibile, è l'annullamento e la rinegoziazione della Convenzione stipulata tra Ditte aggiudicatarie del Sistema Integrato Calabria Nord e l'Ufficio del Commissario Delegato per l'Emergenza Ambientale, patto scellerato di inaudita gravità che letteralmente scippa le popolazioni della provincia di Cosenza dei loro diritti e avalla e promuove un sistema di smaltimento orientato unicamente al guadagno economico delle Ditte aggiudicatarie, cui viene, in pratica, dato il monopolio dei RSU dell'intera Provincia per quindici anni, creando ostacoli, di fatto insormontabili, per l'attuazione di quanto la stessa legge Ronchi prevede, relativamente alla riduzione, recupero e riutilizzo dei rifiuti.
Bisogna inoltre ben valutare se anche nel campo dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, come già clamorosamente avvenuto per la depurazione delle acque in Calabria, non siano stati commessi illeciti legalmente perseguibili. Il Forum delle Associazioni promuoverà ogni azione, dal livello locale fino a quello della Comunità Europea (erogatrice di finanziamenti tanto importanti quanto finalizzati ad interventi, come le bonifiche, rimaste spesso sulla carta) per tutelare anche il diritto alla legalità delle popolazioni della regione.
Articolato della proposta per un corretto smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) nell'ambito del Sistema Integrato Calabria Nord
Punto 1. Smaltimento dei RSU per ambiti (ATO) ristretti e contestualità dei siti individuati nel territorio della Provincia di Cosenza.
La Provincia di Cosenza produce circa 300.000 (trecentomila) tonn./anno di rifiuti. L'individuazione non contemporanea dei siti di smaltimento esporrebbe il primo, o i primi, a diventare la mega-struttura asservita all'intero ambito provinciale.
Gli esempi al riguardo non mancano: in pratica tutti i Comuni sede di discariche hanno visto lievitare il numero dei Comuni afferenti, attraverso ordinanze cui, legalmente, non è possibile opporsi.
E' perciò necessario, che alla iniziale individuazione dell'ATO provinciale (ricordiamo come il territorio della provincia di Cosenza sia più vasto dell'intera Liguria), segua quella dei Sottoambiti, intesi come zone limitate e, in pratica, autosufficienti per lo smaltimento dei propri rifiuti.
Quindi si potrà passare alla fase operativa solo quando sarà ben chiaro ed assodato dove ognuno degli oltre 150 Comuni della provincia di Cosenza conferirà i propri rifiuti.
Punto 2. Gli impianti previsti nel ciclo dello smaltimento dei rifiuti non dovranno produrre Combustibile Da Rifiuti (CDR) ma essere finalizzati alla valorizzazione della Raccolta Differenziata (RD) e al Compostaggio di qualità. La quota di rifiuti non recuperabile e non riciclabile andrà inertizzata e collocata nelle discariche di servizio all'impianto.
Il problema del CDR (Combustibile Da Rifiuti) è di grande importanza per le implicazioni economiche e per i rischi per la salute che l'incenerimento dei rifiuti comporta.
La pratica dell'incenerimento dei rifiuti è prevista dal decreto Ronchi, la legge di riferimento per lo smaltimento dei rifiuti, come elemento marginale e “ultima spiaggia” del ciclo dello smaltimento, non certo come nucleo centrale di esso.
Una direttiva UE, inoltre, successiva alla data di promulgazione della legge Ronchi, ha cancellato il CDR dalle fonti rinnovabili di energia, contribuendo con ciò a trasformarne la produzione da discutibile risorsa, in costo effettivo (e infatti bisogna pagare per produrlo, per trasportarlo e per smaltirlo), mentre la letteratura scientifica internazionale evidenzia chiaramente i rischi per la salute legati al suo incenerimento (tumori, disturbi respiratori e allergici tra gli altri. Cfr. Incineration and human health. Allsopp M., Costner P., Johnston P. Greenpeace Research Laboratories, Exeter University, UK. ).
L'incenerimento produce inoltre non solo fumi ma anche ceneri tossiche, che necessitano di discariche speciali, in quantità pari al 25-30 % del CDR incenerito.
Infine bisogna sottolineare che l'incenerimento è antitetico alla Raccolta Differenziata, in quanto ciò che brucia meglio sono proprio plastica e carta che, invece, dovrebbero essere inviate al recupero con la Raccolta Differenziata.
Chi vuole bruciare non vuole recuperare e riutilizzare.
Per tranquillizzare le popolazioni della provincia di Cosenza, l'Ufficio del Commissario ha stabilito e concordato che il CDR prodotto venisse bruciato nel termovalorizzatore di Gioia Tauro, con l'onerosissimo trasporto a carico dei cittadini che vedrebbero ulteriormente crescere le già altissime tasse sulla spazzatura.
Un' ultima annotazione: è noto che tanto le centrali termo-elettriche quanto i cementifici possono essere adattati all'incenerimento dei rifiuti, con rischi per la salute ancora maggiori rispetto agli impianti dedicati, per cui in molti c'è il timore che gli altissimi costi di trasporto spingerebbero inevitabilmente, e in breve tempo, verso alternative “locali” all'incenerimento a Gioia Tauro.
Le recenti, forti opposizioni, popolari e politiche (anche in sede di Consiglio Regionale), al raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro, rafforzano ulteriormente questa ipotesi, e fanno riapparire “il fantasma” del termovalorizzatore nella provincia di Cosenza.
Per tutti questi motivi, l'accordo tra Ufficio del Commissario e Amministrazione provinciale sul non incenerimento in provincia di Cosenza, riteniamo debba essere completato dall'abbandono dell'opzione CDR, possibile e vantaggiosa sotto tutti i punti di vista: economici, occupazionali e per la tutela della salute (Cfr. Cool Waste Management. A State-of-the-Art Alternative to Inciniration for Residual Municipal Waste. MBT. Greenpeace Enviromental Trust. UK. Feb 2003)
La situazione diventa poi grottesca, considerando che l'alternativa all'incenerimento, la raccolta differenziata porta-a-porta, permette di dare la risposta adeguata allo smaltimento dei rifiuti in termini di tutela della salute, economicità per i cittadini, impatto occupazionale. E che le caratteristiche della nostra regione, come all'inizio ricordato, imporrebbero addirittura tale scelta come l'unica sensata.
Punto 3. Natura e localizzazione degli impianti.
Il punto sulla localizzazione e natura degli impianti è al terzo posto, non per un ordine casuale, bensì in una sequenza di priorità, perché riteniamo che se non vengono soddisfatti i due punti precedenti, per altro secondo modalità chiaramente stabilite da accordi già sottoscritti da tutte le parti in causa, non è pensabile di dar corso alla costruzione di un qualsivoglia impianto.
Sulla natura degli impianti si rimanda ai punti 1) e 2), mentre sulle caratteristiche del territorio idoneo ad accoglierli c'è da sottolineare come gli stessi non debbano in alcun modo confliggere con le attività economiche pre-esistenti.
Da qui la necessità di eliminare le zone ed i territori a spiccata valenza turistica, archeologica e quelle del comparto agro-alimentare all'interno dei quali, per vincoli di legge o per vincoli di opportunità, legati ai danni “ di immagine”, la presenza di un impianto di trattamento di RSU sarebbe incompatibile.
Si pensi, al riguardo, alle zone costiere, la cui economia è basata sul turismo, e a quelle caratterizzate dalla produzione agricole di qualità come il Savuto, con i suoi vini DOC, o il Distretto Agro-alimentare di Qualità di Sibari (DAQ), con i suoi 20.000 addetti (tra diretto e indotto).
Punto 4. Modalità di controllo dell'impianto
La necessità di uno stretto controllo degli impianti per lo smaltimento dei RSU, per garantirne un corretto utilizzo ed evitare le fin troppo note e gravi speculazioni economiche derivanti dallo smaltimento illegale di ogni tipo di rifiuti, spesso ad opera della malavita organizzata, è tanto ovvia quanto basilare.
Anche degli impianti, quali quelli qui proposti, pur con le loro dimensioni contenute e la movimentazione relativamente ridotta dei rifiuti che comportano, necessitano di un attento monitoraggio da parte di Istituzioni e cittadini.
E' percio opportuno prevedere una Commissione di controllo.Tale Commissione dovrà avere ampi poteri di analisi, controllo, verifica sull'intero impianto, sia direttamente che tramite tecnici di fiducia, e di essa dovranno far parte:
un rappresentante delle Associazioni di volontariato;
un rappresentante delle Associazioni ambientaliste;
un rappresentante delle Associazioni produttive;
un rappresentante delle Organizzazioni sindacali.
Per concludere, si conferma, da parte del Forum delle Associazioni Ambientaliste, ancora una volta, la massima disponibilità a contribuire, in maniera seria e propositiva, alla soluzione del grave problema dell'emergenza ambientale in Calabria e si comunica, infine, che qualora questa disponibilità non dovesse essere ancora una volta accolta, tutti gli atti posti in essere dalla Regione, Ufficio del Commissario per l'Emergenza Rifiuti, dal giugno 1998, anno in cui è stato approvato il Piano degli Interventi di Emergenza nel Settore dello Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani ed Assimilabili (pubblicato sul B.U.R. della Calabria n. 71 del 29 luglio 1998), ad oggi saranno segnalati alla Commissione Europea, che contribuisce al finanziamento del sistema integrato attraverso Agenda 2000 Azione 1.7.a., per consentire alla Commissione stessa una valutazione approfondita sullo stato di applicazione delle Direttive europee in tema di gestione di rifiuti, in particolare in merito ai seguenti indirizzi e principi:
Rispetto, da parte del Piano Regionale dei Rifiuti, degli indirizzi della Commissione europea che mirano a preferire il recupero del materiale rispetto all'attività di recupero dell'energia;
Rispetto del principio di sussidiarietà nell'elaborazione dei Piani di Gestione dei Rifiuti per garantire la corretta valutazione delle condizioni locali;
Rispetto del principio di prossimità, il quale prevede che ogni bacino deve gestire, riciclare, recuperare e smaltire i propri rifiuti presso impianti il più vicino possibile al luogo di produzione. Con l'unica eccezione delle attività di recupero e riciclaggio, previa verifica del “saldo” ambientale. Se, infatti, l'impianto di recupero è troppo distante dal luogo di produzione dei rifiuti l'impatto ambientale ed i costi di trasporto potrebbero di gran lunga superare i vantaggi ambientali del recupero e rendere l'intero sistema inefficiente ed irrazionale;
Rispetto del principio di autosufficienza gestionale che prevede una dotazione impiantistica che deve garantire l'autosufficienza dei bacini, al fine di riaffermare il principio di responsabilità nella produzione dei rifiuti (ognuno deve gestire i rifiuti che produce) ed evitare gli alti impatti ambientali del trasporto, quasi sempre su gomma;
Rispetto del principio di responsabilità condivisa, che prevede “chi inquina paga”.
Castrovillari 1/settembre/2005
ASSOCIAZIONI E COMITATI SOTTOSCRITTORI DELLA MOZIONE: |
- ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA “il riccio”
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CASTROVILLARI |
- ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA RISCHIOZERO
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SCALEA |
- CLUB ALPINO ITALIANO Sez. di Castrovillari
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CASTROVILLARI |
- COMITATO “Castrovillari contro l'impianto dei rifiuti”
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CASTROVILLARI |
- COMITATO “NO all'elettrodotto”
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MORMANNO |
- COMITATO “NO alla Centrale di Altomonte”
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FIRMO |
- COMITATO AMBIENTALISTA FRASCINETO
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FRASCINETO |
- COMITATO CONTRO L'IMPIANTO DEI RIFIUTI
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ALTOMONTE |
- COMITATO SALUTE AMBIENTE POLLINO
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ROTONDA |
- COMITATO SPONTANEO SANDONATESE
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S. DONATO NINEA |
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COMPR. VALLE DEL CRATI |
- FAREVERDE SEDE PROVINCIALE
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ALTOMONTE |
- FORUM AMBIENTALISTA CALABRIA
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CALABRIA |
- FORUM AMBIENTALISTA DEL SAVUTO
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COMPRENSORIO DEL SAVUTO |
- GRUPPO ARCHEOLOGICO DEL POLLINO
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CASTROVILLARI |
- GRUPPO SPELEO del POLLINO – VOL. PROTEZ. CIV.
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MORANO CALABRO |
- ITALIA NOSTRA CALABRIA - CONSIGLIO REGIONALE
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CALABRIA |
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MORANO CALABRO |
- LEGAMBIENTE Circolo “Gaia” Cosenza
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COSENZA |
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RENDE |
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CASTROVILLARI |
- MOVIMENTO DI TUTELA AMBIENTALE
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LUNGRO |
|
CALABRIA |
- WWF CALABRIA - Settore Rifiuti
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CALABRIA |
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